… di “chef”

…e poi l’Estraneo in stato di grazia ormonale ti dice che vuol imparare a fare il sugo di tonno e pomodoro.

E tu gli dici passo passo cosa fare rimanendo seduta e controllando ogni tanto il punto di doratura della cipolla o la consistenza della passata.

Non metti becco nemmeno sulla cottura della pasta, ad entrambi piace al dente.

…e quel tunnel si continua a percorrerlo verso l’uscita che pur se lontana non è più irraggiungibile.

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…di cous in cous

Ieri dopo un pomeriggio all’insegna del divertimento c’era da inventare la cena.

Idea veloce e pescata nella memoria remota, perchè l’idea di usare le verdure del minestrone per il cous cous non è mia mi sembra di averla letta da qualche parte.

Beh è venuto buono ed io e marito ce lo siamo spazzolato tutto, per lEstraneo c’era la versione liscia senza verdure.

Padella antiaderente, giro di olio evo, verdure per minestrone, rosolate ben bene, aggiungete un bicchiere d’acqua…fate due va’…fate che dovete coprirle, poi due cucchiaini di curry, un po’ di sale e pepe e lasciate cuocere circa una ventina di minuti oppure assaggiate quando vi sembrano cotte e se all’assaggio vi sembra di sentirle ancora troppo minestrone andate giù di curry.

Nel frattempo preparate il cous cous.

Ho cucinato degli hamburger che servivano per la cena di Fr@ e di Estraneo, ne ho fatto uno in più che ho usato per noi genitori.

Così quando è stato tutto pronto ho fatto una corona di cous cous dentro un piatto capiente, all’interno ho messo le verdure e sopra l’hamburger a pezzetti.

Cucinato e mangiato.

🙂

…delle brioche salate

La scorsa domenica è stato il giorno della festa di paese, la tradizione vorrebbe un gran pranzo.

Negli scorsi anni ho sempre avuto con piacere invitati a pranzo, per il quale sfoderavo i miei cavalli di battaglia più qualche piccola novità.

Quest’anno in concomitanza con l’esordio calcistico di Prince con la nuova squadra  non ho voluto invitare nessuno, sarebbe stata una fatica tenere a bada la Fr@ e gestire un pranzo, ma non ho voluto che fosse un giorno come un altro.

L’idea vincente si è rivelata quella di preparare il giorno prima un classico della mia cucina: le lasagne e poi invece di proseguire con un secondo ho organizzato di preparare un tavolo happy hour che potesse soddisfare i gusti di noi quattro.

tavolo happyhour

Tartine con bagnet ed acciughe, tartina francese  (preparazione resa possibile grazie ad Alle ), bruschette al pomodoro fresco (quello del mio papà), salsiccia semi piccante proveniente dai miei parenti abruzzesi, peperoncini farciti al tonno,  gamberetti in salsa rosa serviti in mono porzione in banali cucchiai di plastica (ma voglio fare una ricerca web per trovarne di carini come quelli del buffet nozze di luglio) snack salati come pistacchi, mais e piccole patatine saporite alla messicana e poi la mia piccola novità: Le brioche salate.

La ricetta è di un vecchio Sale e Pepe:

Mescolare crescenza, dadini di prosciutto,parmigiano e rosso d’uovo, aggiungendo sale, pepe e noce moscata,  metterne un cucchiaio alla base della pasta sfoglia tagliata a triangoli, avvolgerli a formare delle brioche, metterli sulla teglia foderata di carta forno, spennellarli con del tuorlo e cospargerli di semi di sesamo, cuocerle in forno per circa venti minuti a 180°.

ingredienti per le brioche salate

Dopo questo aperitivone e la porzione di lasagne ci siamo deliziati il palato con dei buoni pasticcini propri com al dì dl’a festa cumanda

…del Risotto

…quello con la R maiuscola che si cucina nella mia zona.

La panissa.

Premetto che ogni paese della zona ha la sua ricetta e forse ogni famiglia ha il suo modus operandi, ci sono poi i puristi per cui ogni ingrediente dev’essere rigorosamente originale e fresco e chi a volte come noi per una cena improvvisata apre la lattina di borlotti già pronti solo da scaldare 😉

Tutta la ricetta è incentrata sul carnaroli, sul salam d’la duja e sui fagioli borlotti (i vecchi dicono che i migliori sono i secchi di Saluggia).

L’ideale sarebbe avere un paiolo in rame, perchè a fine cottura si formerà sul fondo la crosticina vera bontà finale della panissa  di cui i vari commensali di solito fanno a gara per averla nel piatto, ma una buona pentola in acciaio svolgerà comunque il suo dovere egregiamente.

In un noto ristorante di zona la servono appunto nel paiolo di rame e rigorosamente grattano il  fondo…una vera delizia.

Eccovi la ricetta, non so esattamente se sia quella giusta so che è quella che Marito ha imparato dal suo papà che è nativo della zona.

Se usate i borlotti secchi, fateli ammorbidire e poi cuocere in modo da usare poi il brodo da aggiungere al riso, altrimenti (lo so che dico un’eresia) preparate un brodo di carne per il riso ed aprite una scatoletta di borlotti già pronti .

In una pentola capiente, olio EVO (i puristi vorrebbero il lardo) trito di cipolla e salame d’la duja sbriciolato, aggiungete il riso carnaroli e quando sarà ben tostato sfumate con un bicchiere di barbera poi procedete come per un nornale risotto, aggiungendo i fagioli ed il loro brodo e portate a cottura, girandolo piano piano ed a fuoco lento.

Spegnete, lasciate riposare un poco e servite con abbondante parmigiano.

Tocco finale: una grattata di pepe nero.

Trilly nel post precedente  mi ha chiesto cos’era e così andando a spulciare nelle foto fatte da pubblicare sul blog, ne ho trovata una vecchia mai pubblicata che risale al periodo splinder, non ho più l’originale e così è rimasta con la scritta vecchia.