… di Natale

Qualche giormo fa ho accompagnato il Grande a fare il vaccino ed abbiamo colto l’occasione per fare un giro nel centro commerciale dove c’è appunto hub vaccinale.

Girando e parlando è saltato fuori il discorso pranzo di Natale.

Sono 23 anni che tradizionalmente il pranzo con i nonni e cognato era a casa nostra.

L’anno scorso era stato già abbastanza triste lasciare a casa sua mia madre, tra la situazione covid e il suo stato di demenza, soprattutto a livello mentale sarebbe stato molto pesante portarla via di casa per qualche ora.

Quest’anno che fisicamente saremo soli è veramente un momento che a pensarci mi viene un nodo dentro.

I nonni negli anni sono mancati tutti ed è un momento che quest’anno affrontarlo così in modo pratico come nell’apparecchiare la tavola solo a pensarci mi rende già triste.

Tenendo conto che ormai non ci sono più piccolini in casa penso che sarà il primo anno in cui probabilmente pranzeremo fuori.

In casa il vuoto, questa volta, sarebbe troppo grande da riempire.

… di insonnie

Ultimamente non dormo benissimo, di solito andavo a letto tardi, anzi tardissimo appunto per poter fare una tirata unica sino al suono della sveglia.

Quando mi sveglio per almeno un’ora non c’è verso di riprendere il sonno.

A nulla vale rimanere in posizione da dormiente, ogni tanto leggo a volte guardo il cell, poi mi alzo faccio un giro e ritorno ed aspetto di nuovo il sonno.

Sono ore buche di notti lunghe.

Mi ha sempre infastidita svegliarmi dal sonno, che i nuovi anta siano precursori anche di questo fastidio oltre a quelli articolari?

Come si cambia, il tempo scorre e se pur impercettibile i cambiamenti arrivano senza poter far nulla.

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Tenera e dolce storia di Maquia, visibile su Amazon video.

O minuscule stelle,

continuate a ruotare

Splendendo al punto di straripare

Seguite il vostro corso belle come siete

Ci metteremo in cammino portando con noi l’amore

Come a suonare una melodia

Io ci credo, perché qualunque sia la forma

Il sole sorgerà di certo….

… di stare

Dopo un lutto la domanda più frequente è “come stai?”

Non lo so come sto.

Non c’è quella profonda tristezza e mancanza di cinque anni fa, c’è serenità, ma nello stesso tempo è rimasto del sospeso.

Sento con più rilassatezza le ambulanze che transitano con le sirene, una delle mie paure era che una di queste ambulanze di passaggio fosse diretta da lei e riuscissero ad avvertirmi solo dopo.

Non considero più gli squilli dell’ormai inutile linea fissa, era rimasta solo lei a chiamare, ormai sono rimasti solo i call center ed I testimoni di Geova.

Le decisioni sulle sue cose sono state approvate senza nessun problema da mio fratello e perciò tutto è lasciato in mia gestione con tranquillità.

Eppure come sto?

Non lo so.

Caratterialmente non sono una che si strappa i capelli e va in crisi o esibisce la lacrima facile, ma non sono così forte e quello che mi spiace è che anche chi è vicino a me pensa invece che lo sia.

La mia me scazzata e silenziosa è presa per lunatica, non è contemplato valutare il fatto che forse mi sento triste seppur non in modo plateale.

Non dovrei mettere dei cartelli, chi mi è vicino forse dovrebbe capirlo.

Ma tu se non lo dici gli altri come fanno a capire, non hanno la sfera magica.

No, ma io sono stanca di parlare di me.

Ecco come sto.

Stanca di spiegare.

Ciao mamma

Passo su queste pagine dopo moltissimo tempo per imprimere una tacca di vita.

La mia mamma è mancata ieri sera, il suo tempo era arrivato e lei che spesso diceva di voler andare nella casa dopo la ferrovia era stanca.

Una strana serenità mi ha avvolta, la certezza di aver fatto quello che potevo, di esserci amate in un modo a volte incompreso, ma di averci fatto pace.

Ciao mamma e non iniziare subito a rompere le balle al papà.