…di quel giorno in cui guardai l’alba sorgere insieme a te

Era la seconda notte che si fermava in ospedale.

La precedente era stata una fermata improvvisata,con sè aveva solo il kindle, la batteria del cellulare ed una bottiglietta d’acqua, i medici nel pomeriggio avevano detto che ormai era in coma epatico, solo il cuore lo teneva in vita.

La seconda notte invece era ben più attrezzata, aveva con sè anche lo spazzolino da denti.

Si era fermata in camera con lui, nel reparto cure palliative le camere degenze erano singole con la poltrona letto per il parente.

Sembrava quasi la stanza di un alberghetto al mare, ma con la consapevolezza che da quel reparto si esce solo in un modo.

Distesi e con tanti fiori.

Le notti (ed i giorni, ma lei non c’era di giorno) trascorrevano con la cadenza dei suoi respiri, erano diventati automatici come se fosse collegato ad un respiratore, lei aveva contato quei secondi.

Otto, a volte dieci e quando succedeva una pausa più lunga d’istinto si girava a guardarlo, ma poi il ritmo riprendeva regolare.

La mattina del quattro marzo si era alzata alle cinque e mezza, era l’ora in cui l’infermiera entrava per il primo giro del mattino.

Gli aveva misurato la pressione, si era abbassata di molto.

Lei era poi andata in bagno a sistemarsi, si era cambiata la maglia, si era truccata quel poco che bastava e che la faceva sentire bene poi aveva fatto colazione.

Lui era sempre presente con i suoi respiri cadenzati quasi una canzone.

Stava sorgendo l’alba.

Il cielo era rosa, si preannunciava una bella giornata di sole, il monte Rosa da lontano era rassicurante così fece una foto a quel panorama tanto familiare poi si mise seduta sulla poltrona accanto a lui e trascorse i lunghi minuti silenziosi leggendo sul kindle.

Il respiro regolare lasciò il posto ad un cambio di ritmo.

Si alzò e si avvicinò subito, le sembrava la lingua stesse ostruendo il normale passaggio dell’aria così suonò il campanello.

Arrivò subito l’infermiera.

Era di statura media con i capelli ondulati che arrivavano poco più giù dalle spalle, la parte  della frangia era fermata in cima alla nuca da una piccola molletta.

Lei le disse: E’ cambiato il respiro.

L’infermiera in silenzio guardò lui poi molto dolcemente le appoggiò la mano sinistra a metà schiena quasi a sostenerla e le disse: oh cara!

E lei capì.

I suoi occhi capirono ed iniziarono a versare lacrime, nessun singhiozzo, solo lacrime inarrestabili.

Lei era lì accanto a lui che stava finendo di respirare.

Il silenzio arrivò, fu quasi irreale non sentire più nessun rumore, come se l’udito dovesse abituarsi all’improvviso silenzio.

Tutto era finito.

7.40.

L’infermiera le stette vicino ancora un p0′ sempre tenendole la mano sulla schiena.

Le domandò se era il suo papà, lei annuì soltanto mentre prendeva coscienza che la sofferenza di quel lungo ed infinito mese era terminata.

Le disse di prendere tutto il tempo necessario.

Inspirò forte e chiamò suo fratello e mentre a lui spettava il compito di andare dalla mamma e di sbrigare le varie incombenze, lei rimase con lui in stanza.

Fu quasi felice di quelle quasi tre ore che gli trascorse accanto, le ultime ore in cui fisicamente era ancora una persona in un letto e non un defunto in una bara.

E mentre aspettava che l’iter burocratico facesse il suo corso lei volgeva ancora lo sguardo a quella finestra da cui aveva fotografato l’ultima alba del suo papà ed ancora non lo sapeva.

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La mondina delle parole in cerca di una nuova pianura.
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15 risposte a …di quel giorno in cui guardai l’alba sorgere insieme a te

  1. ha detto:

    un abbraccio strettissimo. ❤

  2. mammalivia ha detto:

    Stessa cosa con mia madre ad agosto 2014… eravamo io e mia sorella alla fine di quasi un mese passato in corsia, a Ferragosto ci dissero che il fegato stava cedendo e mancava poco, due mattine dopo ci convocarono e la trovammo che annaspava… quasi 6 ore a guardarla, verso la fine mi accorsi che aveva cambiato colore, e mentre l’infermiere le stava cambiando la sacca di plasma la vidi fermarsi…
    Ti abbraccio tardivamente.

  3. annikalorenzi ha detto:

    ovviamente mi sono commossa.

  4. Puffola Pigmea ha detto:

    ti abbraccio forte cara.

  5. iomemestessa ha detto:

    Era un pomeriggio di dicembre. Simile, e pur diverso, il resto. E’ una cosa che si accetta, dopo un po’. Ma che resta sempre lì, pronta a tornare a galla.

  6. Impe ha detto:

    Solo un abbraccio, ma molto molto forte.

  7. xanthippe ha detto:

    Un abbraccio.

  8. cautelosacautelosa ha detto:

    Un forte abbraccio.

  9. smilepie ha detto:

    mi ritrovo in ogni singolo parola..

  10. patriziavioli ha detto:

    Mi hai commosso: sono momenti che ti rimamrranno sempre nel cuore, anche se sono drammatici, ti abbraccio forte e penso che scriverne ti aiuti anche a elaborare questo grandissimo dolore ❤

  11. ziacris1 ha detto:

    datemi i kleenex, ma quando posto prendono questi papà che ci lasciano così sole, senza aver fatto tutto quello che dovevamo fare assieme?

  12. Nicole ha detto:

    Un fortissimo abbraccio

  13. luviluvi ha detto:

    Niente parole, solo abbracci

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