…di evoluzione

L’ Homo Estraneus si sta evolvendo.

Ha imparato ad usare il regolabarba ed ultimamente gira con le guance leggermente ombrate novello Wolwerine in erba.

E’ andato a votare per la prima volta riuscendo a piegare la scheda al secondo tentativo.

Ha brillantemente superato l’esame di teoria per la patente con un solo errore, ha iniziato le prime guide e se tutto va bene tra poco sarà patentato.

E’ salito in montagna da solo, ha preso tre treni diversi e un autobus, era in compagnia di un amico e se la sono cavata da soli riuscendo a non soffrire fame o freddo.

Qualche scatto nervoso é diminuito, ma non ha significato una risalita proporzionale della voglia di studiare anzi l’anno é seriamente in pericolo.

Amen.

Noi genitori abbiamo fatto il possibile e non abbiamo nulla da rimproverarci.

Obbiettivamente alcune buone qualità ci sono, certo non abbiamo mai preteso un fisico nucleare, ma almeno un percorso onorevole.

Si, forse i troppi giochi educativi da piccolo son stati uno sbaglio.

Più Tv per tutti!

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…di libri Sopravvissuto di Andy Weir

Bello.

Mi sono a tratti persa in alcune pagine tecniche di chimica e fisica e sono sicura di non aver capito veramente cosa c’era scritto, ma era scritto bene e se così doveva essere non ero certo io, semplice lettrice, a dover sindacare su ciò che stavo leggendo.

É stato un crescendo, l’ho scaricato in kindle grazie al prezzo più che popolare ed avendomelo consigliato un’amica, gli ho dato una prima sommaria sbirciata non troppo convinta.

Invece complice una notte insonne, eccomi accelerare la lettura, quello che pensavo fosse un libro con un solo protagonista si è arricchito, mi sono piaciute le parti in cui l’ironia stempera la tensione.

Questo bel libro é stato la causa di parecchie ore di veglia notturna, perché se prima l’ho usato per la mancanza di sonno poi ne é diventato la causa.

Avevo sentito parlare bene del film, ma non ne avevo approfondito nei dettagli la storia, lascerò passare un po’ di tempo e poi provvederò a cercarlo, adesso no il confronto sarebbe troppo vicino e ne uscirebbe malconcio (il film).

…di quel giorno in cui guardai l’alba sorgere insieme a te

Era la seconda notte che si fermava in ospedale.

La precedente era stata una fermata improvvisata,con sè aveva solo il kindle, la batteria del cellulare ed una bottiglietta d’acqua, i medici nel pomeriggio avevano detto che ormai era in coma epatico, solo il cuore lo teneva in vita.

La seconda notte invece era ben più attrezzata, aveva con sè anche lo spazzolino da denti.

Si era fermata in camera con lui, nel reparto cure palliative le camere degenze erano singole con la poltrona letto per il parente.

Sembrava quasi la stanza di un alberghetto al mare, ma con la consapevolezza che da quel reparto si esce solo in un modo.

Distesi e con tanti fiori.

Le notti (ed i giorni, ma lei non c’era di giorno) trascorrevano con la cadenza dei suoi respiri, erano diventati automatici come se fosse collegato ad un respiratore, lei aveva contato quei secondi.

Otto, a volte dieci e quando succedeva una pausa più lunga d’istinto si girava a guardarlo, ma poi il ritmo riprendeva regolare.

La mattina del quattro marzo si era alzata alle cinque e mezza, era l’ora in cui l’infermiera entrava per il primo giro del mattino.

Gli aveva misurato la pressione, si era abbassata di molto.

Lei era poi andata in bagno a sistemarsi, si era cambiata la maglia, si era truccata quel poco che bastava e che la faceva sentire bene poi aveva fatto colazione.

Lui era sempre presente con i suoi respiri cadenzati quasi una canzone.

Stava sorgendo l’alba.

Il cielo era rosa, si preannunciava una bella giornata di sole, il monte Rosa da lontano era rassicurante così fece una foto a quel panorama tanto familiare poi si mise seduta sulla poltrona accanto a lui e trascorse i lunghi minuti silenziosi leggendo sul kindle.

Il respiro regolare lasciò il posto ad un cambio di ritmo.

Si alzò e si avvicinò subito, le sembrava la lingua stesse ostruendo il normale passaggio dell’aria così suonò il campanello.

Arrivò subito l’infermiera.

Era di statura media con i capelli ondulati che arrivavano poco più giù dalle spalle, la parte  della frangia era fermata in cima alla nuca da una piccola molletta.

Lei le disse: E’ cambiato il respiro.

L’infermiera in silenzio guardò lui poi molto dolcemente le appoggiò la mano sinistra a metà schiena quasi a sostenerla e le disse: oh cara!

E lei capì.

I suoi occhi capirono ed iniziarono a versare lacrime, nessun singhiozzo, solo lacrime inarrestabili.

Lei era lì accanto a lui che stava finendo di respirare.

Il silenzio arrivò, fu quasi irreale non sentire più nessun rumore, come se l’udito dovesse abituarsi all’improvviso silenzio.

Tutto era finito.

7.40.

L’infermiera le stette vicino ancora un p0′ sempre tenendole la mano sulla schiena.

Le domandò se era il suo papà, lei annuì soltanto mentre prendeva coscienza che la sofferenza di quel lungo ed infinito mese era terminata.

Le disse di prendere tutto il tempo necessario.

Inspirò forte e chiamò suo fratello e mentre a lui spettava il compito di andare dalla mamma e di sbrigare le varie incombenze, lei rimase con lui in stanza.

Fu quasi felice di quelle quasi tre ore che gli trascorse accanto, le ultime ore in cui fisicamente era ancora una persona in un letto e non un defunto in una bara.

E mentre aspettava che l’iter burocratico facesse il suo corso lei volgeva ancora lo sguardo a quella finestra da cui aveva fotografato l’ultima alba del suo papà ed ancora non lo sapeva.

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