…di fede

É venuto a mancare un sacerdote che aveva fatto carriera e che era ben ambientato nel mio posto di pianura specie come conoscenze ed influenze.
Sono passati almeno vent’anni da quando con la promozione era stato trasferito, ma qui era sempre ricordato come IL Sacerdote migliore.
Non ne sono affatto dispiaciuta.
Lo sono molto di più per Pino Daniele.
Questo sacerdote per me rimarrà sempre colui che ha infranto la segretezza della mia confessione.
Lui che rivelò a mia madre i miei dubbi pre-adolescenziali sulla religione, invece di farmi capire e mettere in pratica ciò che predicava dal pulpito si limitò a “fare la spia”.
Le disse di tenermi d’occhio perché mi stavo allontando dalla religione.
Non era affatto così, me la ricordo bene quella confessione anche perché dopo due giorni rimediai dei sonori ceffoni e una memorabile tirata di capelli con la motivazione “che figure ci fai fare? Ma si può andare in giro a dire cose del genere?”
Peccato che io non le avessi certo rivelate in piazza, ma in confessione.
La cosa si chiuse con un castigo su qualcosa e con l’intimazione di rigare dritto,da lì crebbe la mia convinzione che la fede doveva essere un fatto privato e il resto era solo contorno ed apparenza.
Iniziai da allora la serie di confessioni finte, di facciata e “obbligatorie”, lasciai le cose serie a dialoghi solitari tra me e Lui.