…del cambiare discorso

Il pensiero delle condizioni del mio papà sono un macigno presente, anche quando mi sembra di non pensarci mi sembra di sentire la testa in lavorio continuo.

Così per cambiare argomento scrivo di Prince.

Anzi di uno stralcio dell’assemblea rappresentante di classe e professori.

Meglio ancora di ciò che la prof.sa di Italiano ha detto dei ragazzi.

“come già detto l’altra volta mancano le regole grammaticali più elementari…sono ragazzi che per otto anni non hanno fatto nulla…è stata fatta una verifica di verbi ed è stata annullata. Verrà ripetuta dopo Pasqua,consiglio un buon ripasso”

Eppure pensavo che Prince avesse frequentato le scuole dell’obbligo e pur sapendo certe lacune tutto sommato mi pare che sappia parlare bene e che non si esprima a boh..mah..ecchenesò, ma riesce ad essere molto “avvocato” specie se deve perorare i suoi diritti, certo i suoi temi on sono da otto, ma sa scrivere abbastanza bene. Sicuramente se la prof.sa si lamenta così avrà le sue buonissime ragioni oltretutto lei è una delle prof di cui i ragazzi hanno sincera stima, quindi parlerà con cognizione di causa.

Secondo me manca un gran  bel dialogo tra tutti i gradi scolastici.

Spiegarsi tra tutti, tra scuole primarie, secondarie, “terziare” o come cavolo volete chiamarle al prossimo giro di ministri cosa volete che quelli prima di voi insegnino ai ragazzi.

I genitori, tutti, penso che ve ne sarebbero molto grati, perchè qui sembra davvero che le scuole frequentate siano state per otto anni pieni solo di fancazzisti.

 

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15 pensieri riguardo “…del cambiare discorso

  1. Sai cara, purtroppo quello che va insegnato è molto chiaro. Dalle primarie devi uscire sapendo leggere, scrivere e far di conto. Cioè, per le mie materie: con le regole grammaticali sapute come l’Ave Maria e l’ortografia in automatico. Un automatismo che, tra l’altro, dopo gli 8 anni non scatta più, e per correggerlo devi usare altre strategie. Alle medie vai di analisi logica e ruolo delle varie parti nella frase. Contestualmente, potenzi la scrittura facendo fare molti temi descrittivi (dio ci scampi dalla scrittura creativa alle medie, che fa quasi tanti danni quanto i finti laboratori di storia) e in cui lavori sui periodi ipotetici più complessi e le costruzioni di analisi del periodo (principali, coordinate, subordinate). Solo così arrivi alle superiori che sai scrivere formalmente in maniera ineccepibile, e puoi concentrarti a insegnare a sviluppare contenuti.
    Questo si ottiene facendo leggere tantissimo e scrivere tantissimo (con poca letteratura o ‘pensieri profondi’, che ancora non ci sono, né possono esserci), voti bassissimi e severi al minimo errore ortografico (per dire: se in un mio tema c’è una “h” sbagliata, è già 5; se ci sono alcuni tipi di errori di ortografia, anche, e comunque dopo 3 l’insufficienza arriva – ma sono alle superiori, non dovrei avere nella media della classe questi problemi). La stessa cosa alle elementari: pochi commenti di poesie di Neruda che non sono minimamente in grado di capire, e tante belle congiunzioni, preposizioni, verbi, monosillabi che non vogliono l’accento a memoria. E, ancora una volta, estrema severità nella valutazione formale. Così, alla quarta volta che scrivi dei pensierini buoni nel contenuto ma prendi un votaccio per la forma, stai sicuro che a 7 anni impari. E impari in fretta e bene.
    Le scuole che ci sono non sono piene di fancazzisti, ma, specie alle elementari, da maestre molto immerse nella pedagogia: “e divertiamo, e facciamo sentire a proprio agio”. E che confondono un po’ di tradizionalista grammatica con il non essere aggiornate. Quindi poi magari per preparare il laboratorio sugli animali di fattoria si sbattono il triplo. Ma poi i ragazzi scrivono i temi di restituzione alla vista alla medesima fattoria con errori di ogni tipo, da “po’” con l’accento, alle h che volano, alle i che vanno per conto loro.
    E poi si arriva alle superiori quando i nodi vengono al pettine, e ti trovi a dover spiegare che, no, effettivamente il “contenuto tanto profondo” non basta, perché se lo scrivi in forma scorretta (ortografia) e/o incomprensibile (grammatica e sintassi) non c’è profondità che tenga, perché non riesci a comunicare.

    1. ma come mi piace leggere i tuoi commenti, come è bello leggerti sentendo amore per la tua materia 🙂

      p.s. Mi sono espressa male il fancazzismo volevo fosse riferito ai ragazzi che a quanto pare non hanno appreso nulla, pur venendo da varie parti della provincia

  2. No, no, ma ci sono un sacco di insegnanti fancazzisti, lo sai che lo penso! Però secondo me il problema con le competenze e conoscenze grammaticali sono quelli magari anche bravi, ma che pensano di evitarla o renderla ‘più leggera’ in buona fede!

  3. Sono d’accordo con Povna sulla necessità di uscire dalla scuola elementare con salde conoscenze di base, fra cui ortografia ‘posseduta’ e dalla scuola media con altrettanto solide competenze nell’ambito linguistico, ma non sempre (e non per tutti) tali obiettivi si raggiungono.
    Perché molti insegnanti sono ‘carenti’? Perché molti studenti non si applicano come dovuto? Perché molti sono ‘duracell’? Me lo sono chiesta spesso, in tutti i miei anni dietro la cattedra, mentre sudavo le proverbiali sette camicie per portare gli alunni più ‘difficoltosi’ a raggiungere perlomeno obiettivi minimi… Perché, con quelli bravi, motivati, capaci, il lavoro è tutto in discesa… ed è un piacere prendere in mano i loro quaderni, correggere i loro temi, le loro verifiche, ecc.ecc.
    E allora mi domando se non aveva ragione quel mio vecchio (e saggio) collega, uno di quelli ‘tosti’ (molto più tosto di me… anche nelle valutazioni), che sicuramente si sarebbe trovato d’accordo in toto con Povna, il quale disse una volta, allargando sconsolato le braccia, che se il legno era scadente, il mobile sarebbe stato di scarso valore.
    Nel caso di Prince, della sua classe e della verifica di grammatica, mi verrebbe da pensare che lo studio pre-verifica non sia stato dei più approfonditi…

  4. Mi è piaciuto il commento di povna.
    Però. A volte gli insegnanti dovrebbero porsi dei traguardi loro stessi. Mi spiego meglio. Se tutta la classe non va in grammatica italiana dall’inizio dell’anno a marzo, poniamo che ci siano reali lacune, ma tu professoressa sei in dovere di colmare le lacune. È vero in parte che il lavoro massimo si fa i primi otto anni di scuola e se non hai le base delle elementari alle medie già arranchi, ma molto è il lavoro svolto in classe dalla prof.
    Se tutta, o in parte, una classe non ottiene delle sufficienze piene nella materia un pochino l’insegnante dovrebbe essere in grado di rivedere le modalità. Le generazioni cambiano, i ragazzi di oggi sono quasi stressati dagli stimoli, forse c’è bisogno di una nuova modalità. Se non si apprende e non si ha una buona conoscenza della grammatica italiana ben difficilmente poi si riesce a scrivere bene.
    Ma se l’insegnante è in gamba come scrive saprà come colmare lacune, i verbi, per esempio, si studiano, a memoria, ripetendoli fino allo sfinimento. La sintassi o l’analisi della frase si deve capire prima, ad esempio. Se l’insegnante non spiega e non riesce ad arrivare fino all’ultimo della classe, questo diventa un reale problema. La catena di apprendimento si spezza.
    Cavoli, a volte mi demoralizzo pensando a quanto potenziale abbiano fra le mani gli insegnanti e a quanto poco riescano a produrre…. (scusami, questo è un mio sfogo!).
    Tutti gli insegnanti ovrebbero leggere “diario di scuola” di Pennac.

  5. È disarmante come gli insegnanti abbiamo opinioni del tutto opposte gli uni dagli altri verso i loro alunni.
    Mi poneva questo esempio proprio l’ altro di un amico, suo figlio da due prof di matematica era considerato dal primo una capra e dal secondo un bravo studente.
    E dunque mi chiedo che criteri usino …

  6. Ktml: tu hai ragione, ma ti assicuro che il lavoro svolto in classe può essere anche tanto (nel migliore dei casi). Alle superiori però la questione cambia un filino (così come in tutti i salti, sia chiaro). Mi spiego: come ricorda Cautelosa, c’è uno studio di base, il quale studio di base va fatto e basta, perché puoi anche ripetere in classe i verbi fino allo sfinimento (la quale cosa, con 4 ore a settimana, 4 prove di temi da fare a quadrimestre, il programma di grammatica da superiori [per il quale i verbi non dovrebbero essere previsti, per dire], quello di analisi del testo in prosa, epica, porta delle questioni non indifferenti, perché lo scopo di lettere alle superiori è quello di migliorare ovviamente la cultura personale in lettere, ma soprattutto di educare alla curiosità e all’uso delle lettere per leggere il mondo in generale, una cosa che travalica il senso dei verbi a memoria, che è alla base per comprendere ogni tipo di informazione che un buon cittadino dovrà dare e leggere nel futuro, e che si ottiene, banalmente, con lettura e scrittura, ascolto ed espressione orale). Ma quei verbi che hai ripetuto in classe fino allo sfinimento poi vanno studiati a casa.
    Ma ti dirò di più: il problema è che, in realtà, se anche tu avessi delle verifiche nei verbi ripetuti allo sfinimento con tutti 10, non avresti nessuna certezza che quegli alunni sanno usare per bene i verbi negli scritti e negli orali (che è poi lo scopo ultimo dello studiarli e di ripeterli fino allo sfinimento, cioè usarli correttamente per arricchire di sfumature sia in ascolto che in locuzione la comunicazione). Anzi. Normalmente ti posso garantire che nelle classi studiosine delle superiori le verifiche di grammatica di puro studio, appunto, si danno per migliorare voti negli scritti (che magari, sempre a causa della grammatica, nei temi sono da schedina). Come mai? Abbiamo alunni bipolari? Assolutamente no. E’ semplicemente la questione che dicevo prima dell’automatismo, il quale automatismo non si sviluppa più in maniera così ‘naturale’ dopo il primo ciclo della primaria. Dopo allora che si fa, nulla? No. Però ovviamente più passa il tempo e meno è facile. Alle superiori non lavori sull’automatismo, ma sulle zone di rischio. Mi spiego: se studi e ti chiedo di fare un esercizio sul periodo ipotetico dell’irrealtà, e passiamo tre mesi a farne venti al giorno in classe e altrettanti a casa che poi ricorreggiamo in classe, mi prenderai (se studi) un buon voto a grammatica. Ma in un tema continuerai bellamente a cambiarmi il condizionale con il congiuntivo. Di più: ciascun alunno alle superiori ha una sua zona di debolezza (certo, ci sono alcune tendenze, ma sono molto varie). Che facciamo? Due mesi di potenziamento pancia a terra sui verbi; due sui pronomi; altri due sui connettivi; due sul periodo ipotetico (tutti programmi delle medie)? Non solo non avremo nemmeno iniziato il programma di prima superiore, ma per 3/4 del tempo faremo esercizi che vanno a potenziare (forse) solo 2 o 3 persone per gruppo, in classi di oltre trenta persone. Allora si lavora sulle zone di rischio, cioè si lavora su lettura e scrittura a oltranza, dando esercitazioni a casa da scrivere subito, e poi almeno bisettimanalmente. Si correggono, e si individuano dopo le prime due le zone di rischio di ciascuno alunno al quale si insegna, in sostituzione dell’automatismo, a prendere coscienza degli errori più frequenti che lui fa. Così lo si abitua non tanto alla scrittura corretta di primo getto, ma a una rilettura accurata e concentrata sulle sue zone di rischio. E questo alla fine paga molto di più di un compitino di verbi. Ma è un processo lungo, che di solito prende tutto il biennio, e comporta ovviamente (e giustamente) che l’insegnante corregga una cosa come quel centinaio di scritti per classe al mese (ovviamente, esclusi i temi ufficiali) e che gli alunni li scrivano. Tutto questo perché alle elementari di è fatto Neruda. L’insegnante di Prince, dal tipo di libri che sta facendo leggere e dal tipo di lavoro che Agri ha accennato qua e là mi sembra li stia facendo lavorare moltissimo e in un modo molto adatto, rispetto alle zone di rischio. E io azzardo che la sua tristezza fosse proprio nel fatto che quella verifica di grammatica era per compensare carenze in scritto che non si risolvono in una volta sola, e dunque proprio per questo fosse rimasta male (e infatti consiglia studio, che è cosa diversa da una maggiore facilità, che da grandi si migliora davvero quasi esclusivamente con lettura e scrittura).

    1. no, volevo solo dire che i verbi bisogna studiarli, niente da capire, ma da sapere, questo è il dovere dello studente. ci mancherebbe che fosse un problema dell’insegnante delle superiori….è un po’ come per le tabelline in matematica, la base di tutto, insieme a quelle regole di base grammaticali. se questo non viene fatto alle elementari le lacune scorrono copiose.

  7. Non posso che quotare ‘povna, penso esattamente questo. Alle elementari c’è qualcosa che non va. In alcune ho saputo e ora vorrei verificarlo che non si passa dalla fonetica e dalle sillabe per imparare a leggere ma dalle parole già belle e pronte. E anche sul far di conto, nuovi metodi. E troppa troppa dislessia che avanza per essere “vera”. Non c’entra nulla con Prince, sia chiaro ma credo di capire cosa intenda la sua insegnante. Ho una classe dove non esiste sintassi, non esiste lessico, non esistono che relative e gerundi. Uno scempio. E sarebbero ragazzi in gamba.

  8. Se penso a quanto sono importanti le elementari per tutto il percorso scolastico successivo non mi stupisco affatto che andando avanti spesso i ragazzi si portino dietro tutte le lacune che in 5 anni maestre non sempre all’altezza non sono riuscite a colmare. Anche il figlio dei nostri migliori amici che alle elementari era (sembrava) un piccolo genio, quando è arrivato alle medie si è scontrato con difficoltà impreviste e molto più grandi di quanto si potesse immaginare, legate principalmente a una totale incapacità di come studiare.
    Apprezzo molto il commento di Povna, sempre misurato ma molto pertinente e fatto con il cuore prima ancora che con le regole ma aggiungo anche che la maestra di Viola,(piuttosto giovane, meno di 40 anni) che usa metodi molto tradizionali, si è attirata gli starli di molti genitori che non hanno trovato di meglio che tacciarla di antichità

  9. Molto interessante questo post, i commenti delle insegnanti sono utilissimi.
    Mia figlia alle elementari ha fatto poco o niente di italiano, a causa di un continuo alternarsi di supplenti alcuni assolutamente fancazzisti – e lo dico con cognizione di causa. Ora se la cava sul sette-otto. Chissà alle superiori..

  10. Prevedevo per Prince una lacuna grande come il mare in italiano ancora prima che iniziasse la prima elementare, sapendo quale sarebbe stata la sua insegnante e conoscendo già i danni procurati nei vari cicli prima di lui. Un’insegnante anziana (ma non era l’età il problema), senza più stimoli, che ha affrontato i quattro anni quasi più interessata al momento dell’insegnamento della religione e che stessero zitti durante le ore di disegni infiniti, salvo poi arrivare in quinta la nostra salvatrice della patria che ha fatto quel poco che poteva.
    Nelle medie, primo anno buonissimo con una prof.sa sul genere dell’attuale di prima superiore, salvo poi tracollare in seconda con una che beh lasciamo stare, una che ti porge la mano a pesce (come quella delle elementari) si spiega da sola e risollevandoci poi in terza con parecchi salti mortali con un prof che è stato fantastico per tutto, come studio e come rapporto con i ragazzi.

    Quindi sapevamo che anche con buona volontà di sicuro il suo futuro non era certo insegnare italiano 😆 e che nonostante a casa cercassimo di sopperire non era mai come il lavoro svolto in aula perchè appunto noi non siamo insegnanti.

    Quello che mi fa pensare che ci sia un vero problema generale è che adesso sono 28 ragazzi che vengono da varie cittadine, paesini più o meno grandi, da regioni diverse e anche dalla città stessa ed a parte 3-4 gli altri sono tutti piazzati nello stesso modo.
    Perciò è veramente da valutare e ricostruire le fondamenta di questa scuola.
    Non è solo una questione di aver avuto la sfiga di una maestra al tramonto senza stimoli.

  11. Sono assolutamente d’accordo con te, Agri, sul ricostruire dalle fondamenta. Le osservazioni che ho condiviso, per quanto mi riguarda, derivano soprattutto dai miei colloqui e scambi di idee con la mia amica Nike, maestra (oltre che poi ovviamente dalle cose che studi per insegnare). E’ lei che mi ha raccontato di quanto le colleghe la guardassero spesso male perché ‘tartassava’ i suoi bambini con grammatica e verbi e metodi tradizionali i primi anni. Poi, dopo, chi sa perché tutti a stupirsi che “gli alunni di Nike” alle medie o in quinta elementare fossero sempre ai primi posti in tutte le gare di piccoli temi e simili. La questione è banale. Come ricordavano anche Paluca e Ktml, se non conosci i mattoni per scrivere e parlare, scriverai sempre male.
    Poi sicuramente tutto si recupera, un insegnante può fare recuperare la grammatica. Ma qui consideriamo anche che l’ordine di scuola ha una influenza: gli alunni del classico sanno che sarà richiesto loro di studiare ore e ore al pomeriggio, e sono disposti a mettere lo studio ben prima del calcio settimanale. Non solo: al classico italiano al ginnasio è spesso molto trascurato perché tutte le ore sono investite nel latino e nel greco, e dunque un ripasso, se pure veloce, di grammatica, si fa anche così. Infine, non sempre, ma spesso, chi va al classico tende a non fare di base 50 errori di ortografia a tema, ma nemmeno 15. Io, in prima, su classi di oltre 30 persone, ne ho mediamente 1 (uno!) che non ne fa (quasi) mai; 2 o 3 che ne fanno entro i cinque poco gravi (di solito meno) e poi si passa allo scalino dei 10-15-20. Poi 5 o 6 con 30 e un paio con oltre 50. Questo per la sola ortografia. Se poi il discorso si allarga alla morfosintassi, è raro che ne abbia uno solo che non fa MAI nessun tipo di errori. E il mio tecnico è un buon tecnico.
    E allora, come dice Agri, c’è qualcosa che non funziona nell’insegnamento precedente, mi pare chiaro.

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