…in musica veritas

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Le tue parole fanno male, 

sono pungenti come spine, 

sono taglienti come lame affilate 
e messe in bocca alle bambine,
possono far male, possono ferire, farmi ragionare sì.
ma non capire, non capire!
Le tue ragioni fanno male, 
come sei brava tu a colpire! 
Quante parole sai trovare, mentre io non so che dire
Le tue parole sono mine,
le sento esplodere in cortile,
al posto delle margherite, ora
ci sono cariche esplosive!
Due lunghe e romantiche vite divise…
…da queste rime.
Le tue labbra stanno male, lo so,
non hanno labbra da mangiare,
oh ma la fame d’amore la si può 
curare, dannazione! Con le parole,
sì, che fanno male, fanno sanguinare,
ma non morire!
Ah!Le tue parole sono mine,
le sento esplodere in cortile,
al posto delle margherite, ora
ci sono cariche esplosive!
Due lunghe e romantiche vite
due lunghe e romantiche vite!
Due lunghe e romantiche vite divise… 
… dalle parole!

…delle avances sbagliate

Agrimonia oggi si è recata in città grande per portare Prince al campo allenamento, con l’occasione si è fermata nel benzinaio self service a lasciare la consueta offerta di venti euro per una manciata di litri di benzina, ma che essendo appunto self ha un prezzo minore che altrove e l’indicatore sfiora così quasi la metà serbatoio se si ha l’accortezza di non andare in riserva.

Arriva, parcheggia vicino alla pompa libera, apre la borsa prende la banconota,scende dall’auto, apre il tappo serbatoio, inserisce la banconota con un po’ di commozione e solleva la pistola erogatrice per prelevare il sacro liquido, mentre fa tutto ciò con calma perchè c’è solo lei vede il tizio del distributore che non è addetto al rifornimento, ma al lavaggio auto che la guarda e le chiede “tutto a posto?”

Agrimonia che non è una donna di facile conversazione ed ha anche tenuto l’occhiale da sole a coprirle metà faccia lo guarda interrogativa e facendo anche spallucce gli dice un sì ma che sottointendeva anche un “perchè me lo chiedi?”

Mentre la benzina scorre lei rimane assorta nei suoi pensieri, finito il rifornimento mentre sta riponendo la pistola erogatrice e chiudere il tappo serbatoio ecco che il tizio si avvicina “tutto bene ce l’hai fatta?”

TUTTOBENECEL’HAIFATTA?!?!?

“scusi? perchè non dovrei farcela?” e questo che cerca di fare l’amico “eh…beh… perchè di solito le donne quando vedono self service sono spaventate” e qui la carogna mi è salita sulle spalle.

” HA visto forse che ero in difficoltà?” e questo che cercava di fare il simpatico “no..ecco..però di solito”

A questo punto avevo già il tono e lo sguardo fiammeggiante che spuntava da dietro l’occhiale che indicava “cxxo dici” come livello di scocciatura

“GuardiI che di solito io faccio sempre benzina al self perchè costa meno e non è che TUTTE le donne sono imbranate a far benzina”  ed intanto sentivo le sue unghie arrampicarsi sui vetri

“ma no non intendevo questo ho solo detto che di solito…”

“Ed io LE ripeto che non tutte le donne sono imbranate e non  si permetta più di parlare così a delle clienti”

Così dopo averlo fatto diventare alto come un puffo, chi mi conosce dal vero conosce anche il mio tono secco, sono risalita in auto e me ne sono andata.

Due considerazioni:

  1. Se voleva rimorchiare ha sbagliato alla grande, poteva almeno offrirmi dieci euro di benzina e chissà magari un sorriso riconoscente avrei anche potuto dispensarlo.

  2. Se invece è proprio convinto che le donne siano imbranate riguardo ai self di benzina beh è messo male e pure maschilista.

Marito quando gli ho raccontato l’accaduto si è messo a ridere soprattutto al pensiero del poveretto incenerito dal mio tono di voce e poi ha detto “…però se tra qualche tempo vedo i serbatoi sempre pieni vuol dire che ti ha chiesto scusa” 
Ma va’ va’…..


…del prezzo del successo

C’è chi forse arriverà in alto pagando e non sapendo mai se il posto era meritato.

C’è chi invece saprà sempre di essersi guadagnato il posto (magari piccolo) perché il suo valore era reale e non monetario.

La soddisfazione di camminare a testa alta senza scendere a compromessi non ha prezzo.

… delle energie da ritrovare

Periodo di pensieri lavorativi preoccupanti, di cose da fare, di impegni da incastrare, di scricchiolii fisici, di pensieri emotivi che si rincorrono.

Qui urge ritrovare il centro personale e tenerlo ben fermo.

Se penso a me in questo periodo mi vedo come un albero con tutte le gemme nuove, ma con una foglia rinsecchita ancora attaccata che non permette all’albero di essere completamente nuovo…e non cade la maledetta.

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…del Risotto

…quello con la R maiuscola che si cucina nella mia zona.

La panissa.

Premetto che ogni paese della zona ha la sua ricetta e forse ogni famiglia ha il suo modus operandi, ci sono poi i puristi per cui ogni ingrediente dev’essere rigorosamente originale e fresco e chi a volte come noi per una cena improvvisata apre la lattina di borlotti già pronti solo da scaldare 😉

Tutta la ricetta è incentrata sul carnaroli, sul salam d’la duja e sui fagioli borlotti (i vecchi dicono che i migliori sono i secchi di Saluggia).

L’ideale sarebbe avere un paiolo in rame, perchè a fine cottura si formerà sul fondo la crosticina vera bontà finale della panissa  di cui i vari commensali di solito fanno a gara per averla nel piatto, ma una buona pentola in acciaio svolgerà comunque il suo dovere egregiamente.

In un noto ristorante di zona la servono appunto nel paiolo di rame e rigorosamente grattano il  fondo…una vera delizia.

Eccovi la ricetta, non so esattamente se sia quella giusta so che è quella che Marito ha imparato dal suo papà che è nativo della zona.

Se usate i borlotti secchi, fateli ammorbidire e poi cuocere in modo da usare poi il brodo da aggiungere al riso, altrimenti (lo so che dico un’eresia) preparate un brodo di carne per il riso ed aprite una scatoletta di borlotti già pronti .

In una pentola capiente, olio EVO (i puristi vorrebbero il lardo) trito di cipolla e salame d’la duja sbriciolato, aggiungete il riso carnaroli e quando sarà ben tostato sfumate con un bicchiere di barbera poi procedete come per un nornale risotto, aggiungendo i fagioli ed il loro brodo e portate a cottura, girandolo piano piano ed a fuoco lento.

Spegnete, lasciate riposare un poco e servite con abbondante parmigiano.

Tocco finale: una grattata di pepe nero.

Trilly nel post precedente  mi ha chiesto cos’era e così andando a spulciare nelle foto fatte da pubblicare sul blog, ne ho trovata una vecchia mai pubblicata che risale al periodo splinder, non ho più l’originale e così è rimasta con la scritta vecchia.