…delle case violate

Ieri mattina mi telefona Amica G, mi dice che la sera prima tornando a casa da una serata trascorsa in una città vicina per la festa del S.Patrono trovano il loro cane chiuso nel cortile secondario, il pensiero immediato è stato che i ladri fossero entrati in casa loro, così attendono in auto l’arrivo dei carabinieri “nel caso fossero dentro e che dovessero uscire li investiamo con la macchina”, ma erano già andati via.

All’arrivo dei carabinieri entrano in casa, trovando la porta forzata ed apparentemente non manca niente: il pc portatile ed il cellulare sono sul tavolo della cucina.

In camera della figlia è tutto a posto, ma la vera sorpresa è stata in camera loro: armadio aperto con vestiti spostati a cercare un’eventuale cassaforte e cassetto del comodino di G aperto con la biancheria ammucchiata da un lato e TUTTO il suo oro scomparso.

Non era molto, lei infatti era più preoccupata delle borse perché di marche importanti, l’anello regalatole dal compagno prima di sposarsi, un braccialettino qualche orecchino, ma la tristezza più grande è stata per un paio di orecchini che suo papà (morto da molti anni) aveva regalato a sua madre prima di sposarsi “quelli sono la cosa che più mi manca”, inoltre ha deciso di buttare la biancheria e di comprarne di nuova “no, anche lavandola mi fa schifo pensare che me l’abbiano toccata” e sinceramente forse farei così anch’io.

Sono stati consigliati (ed anch’io lo suggerito) di mettere delle foto degli oggetti sul sito dedicato alle varie refurtive chissà che non riescano a trovarli.

Mentre parlavamo la nostra idea comune è stata che più il dispiacere di aver perso gli oggetti anche se ovviamente il valore affettivo è incalcolabile è il fatto che persone estranee siano entrate in casa a toccare le tue cose e per fortuna questi sono stati discreti perché si sentono racconti allucinanti di gente che ha trovato dei veri picnic in cucina ed addirittura di docce fatte.

Raccontando a Marito abbiamo convenuto che se proprio dovessero venire a farci visita speriamo entrambi di non esserci, che facciano ciò che vogliano ma senza la nostra presenza perché la paura di trovarceli davanti è troppa.

…undicesimo attimo di felicità

Quello in cui stamani il Marito mi chiama sul cell e mi dice che i proprietari della roulotte andando alla motorizzazione valdostana hanno sistemato tutto, hanno pagato i bollettini e ci porteranno le autocertificazioni da compilare e da rispedire via fax.

Tra circa quindici giorni saremo (a meno di qualche sgambetto dello sceneggiatore di ‘povna) i titolari della nostra roulotte montana!

Grazie a tutti del supporto morale.

Penso sia stato fondamentale il motivo che ha smosso il proprietario ad interessarsi presso il campeggio: l’idea di dover pagare 600 euro di demolizione e quella della “campeggiatrice” la prospettiva di perdere una piazzola fissa.

…dieci attimi di felicità

Raccolgo l’invito de “la bambina col palloncino”  di scrivere dieci cose che mi regalano attimi di felicità (visto che brava? ben due elenchi in meno di una settimana).

Il suo blog è stato il primo non migrato-splinderiano che ho iniziato a leggere anzi a guardare perché le sue foto sono sempre ricercate e di atmosfera.

Come lei potrei fare un elenco di cibi che mi regalano vera estasi, ma visto che le vacanze in montagna sono in forse urge recuperare la prova costume, perciò ecco qui in ordine sparso il mio elenco di attimi felici

  1. La manina della mia piccolina appoggiata sulla mia mentre insieme giriamo l’impasto della”totta” 
  2. Lo spruzzo del profumo Alien comprato dopo averlo tanto desiderato
  3. La pausa sigaretta (sua) e caffè (nostro) con l’amica G.
  4. Leggere il giornale intonso
  5. Chiudere i jeans di una taglia in meno respirando normalmente
  6. Sentirmi chiamare Mami dal 14enne
  7. Il verde nei contatti importanti di skipe
  8. Guardarmi allo specchio e sentirmi figa
  9. Cucinare ricette nuove
  10. Pensare che in fondo non ci manca niente per essere felice.

Chi vuole accomodarsi ben venga… 🙂

…diciannove minuti di Jodi Picoult

Questo libro è arrivato nelle mie mani durante un’incursione in biblioteca su quattro libri presi ne ho letti due, gli altri dopo le prime pagine li ho riportati indietro.

Tempo fa mi sforzai di finire un libro perché è già successo che dopo uno scoglio ci sia una distesa facile, la bibliotecaria mi chiese perché quasi tutti ci ostinassimo a voler finire dei libri che non ci piacevano “visto che non li avete pagati potete riportarli anche il giorno dopo, non siete obbligati a finirli”

Diciannove minuti è un libro con cui l’affinità è iniziata lentamente e poi è cresciuta, il tempo del titolo sono i minuti impiegati dal protagonista per compiere una strage a scuola, nei ringraziamenti finali l’autrice dice infatti di essersi ispirata alla famosa strage di Columbine.

Mi è piaciuto, però non saprei se consigliarlo alcuni punti erano secondo me ripetitivi, inoltre all’ inizio il continuo salto presente e passato mi aveva confusa perché non era regolare, il passato diventava dall’ ora precedente a nel capitolo successivo tre anni prima.

Il ragazzo protagonista vittima di anni di bullismo, la sua amica di anima che si stacca da lui per poter essere accettata dal gruppo dei popolari, una madre assente che tardi vuol cercare di ricucire con la figlia, una madre forse troppo presente con un figlio perfetto con dei segreti e l’altro solamente normale,  che cerca di proteggere il figlio in un modo sbagliato ovvero lasciandolo in mezzo ai lupi che lo tormentano sperando che così impari a reagire e lo fa il  ragazzo, reagisce dopo l’ennesima provocazione entra a scuola armato e spara.

Il libro mette tra le pagine un’interrogativo, sono forse le madri a creare i mostri di violenza? Sono forse gli scherzi ripetuti e continui? Eppure ci sono ragazzi che vengono da famiglie disastrate con voglia di riscatto e molte altre volte gli scherzi finiscono in una grassa risata…

dal sito Ibs:

Sterling è una tranquilla cittadina americana dello New Hampshire dove non succede mai nulla, fino a quando accade l’impensabile: un ragazzo di diciassette anni, Peter Houghton compie una strage di studenti nel suo stesso college. Cerca a sua volta di uccidersi, ma la polizia riesce a impedirlo e lo arresta. Con il “mostro” sbattuto in prima pagina e in prigione, l’intera comunità – genitori, amici, fidanzati, conoscenti delle vittime – straziata, fatica a fare i conti con una realtà peggiore di un incubo: vite stroncate, altre storpiate, deturpate per sempre. Per ironia della sorte, tra i feriti c’è anche Josie Cormier, testimone chiave e figlia del giudice incaricata del processo. E fra i professori del college c’è il padre di Peter, che da bambino era amico di Josie. Ciascuna delle persone coinvolte tenta, fra passato e presente, di comprendere i perché di ciò che è successo in un dialogo a più voci intenso e spiazzante perché fa capire come la realtà sia perversamente complessa, come gli studenti modello possano rivelarsi degli aguzzini e come i mostri possano rivelarsi vittime disperate, in un’età in cui quanto è maggiore il bisogno di amore e comprensione, tanto minore è la capacità di mostrarlo, un’età in cui le insicurezze spingono al conformismo che non tollera diversità.

 

…100% non dire gatto se non l’hai nel sacco

Agrimonia e Marito sono per ribellione familiare (di radici pessimiste) due inguaribili ottimisti, cercano nei momenti bui di trovare un pizzico di ironia e un barlume di pretesto per vedere la luce in fondo al tunnel.

Per questo motivo loro due e Prince si vedevano pranzare sotto il pino che ombreggia la roulotte, si vedevano correre felice dietro a Fr@ nei pratoni sconfinati, organizzare pranzi a base di fontina e salumi, fare grigliate di carne sublime fresca di macello, andare in giro con le ciaspole, scendere dai monti con gli sci ed anche attraversare gli innevati prati con altri tipi di sci, addobbare con le luci di natale e passare nell’intima casetta il capodanno guardando la neve scendere.

Agrimonia aveva già addocchiato una graziosa stoffa a quadretti bianca e rossa come il più classico dei clichè montani, con cui rifoderare i cuscini e fare delle belle tendine ed aveva quasi commissionato al suo papà dei bei vasetti di odori dell’orto.

Marito aveva già pensato a come recintare il loro spazio pertinenza in modo che la Fr@ potesse rimanere fuori dalla casetta anche senza essere guardata a vista, aveva già precettato Prince per il lavaggio piatti.

Prince pregustava le infinite sciate, le scorribande in bici e le brioche del bar di fronte alla roulotte.

Ed invece niente.

Niente roulotte, ci siamo entusiasmati tutta la settimana per poi avere nell’angolo dell’occhio una quasi lacrima di dispiacere scendere.

Il proprietario aveva smarrito la carta di circolazione e ne aveva fatto denuncia, perciò Marito stamani si è recato alla motorizzazione per richiederne un duplicato, ma ciò non è possibile perché immatricolata nel 1982, vi tralascio tutti i vari giri fatti per trovare una soluzione aveva persino pensato ad un comodato d’uso ed invece non si può.

La burocrazia ha detto che se vogliamo un libretto nuovo dobbiamo portarla ad una revisione (una roulotte dell’82?!? e chi la sposta?!?).

Perciò nessuna escursione montana e mangereccia come Cautelosa , nessuna foto della incontaminata natura come Amoleapi, nessun pomeriggio ozioso a guardare la tv per suggerire spunti a Smilepie, non faremo nuove amicizia canine con qualche parente di razza della bella Nala di Orka o con qualche gattino smarrito come i “bimbi” della Ste.

E con questa ultima parte di blog ringrazio ‘povna   🙂 per il premio 100% AFFIDABILE sapere di essere un genitore con cui una prof speciale come lei avrebbe un buon rapporto è confortante  e lancio anche le mie nomination di alcuni blog che seguo da tanto e con cui  due di loro condivido anche una conoscenza fisica (Orka e STE ) ormai sto cercando di scrollarmi di dosso l’orso che alberga in me.

Ultimamente ho ritrovato anche la cara Amina, persona splendida di un cuore grande e generoso e di una simpatia travolgente, ma non posso inserire il suo link a sua insaputa glielo chiederò e chissà che molti non imparino a conoscere in modo intelligente un’altra religione per poi scoprire che non siamo così diversi.

Se proprio non riuscirete a dormire sonni tranquilli senza sapere come nasce il blog vi rimando ad un prossimo futuro post, ma nel frattempo rimanete sereni 😆