…diciannove minuti di Jodi Picoult

Questo libro è arrivato nelle mie mani durante un’incursione in biblioteca su quattro libri presi ne ho letti due, gli altri dopo le prime pagine li ho riportati indietro.

Tempo fa mi sforzai di finire un libro perché è già successo che dopo uno scoglio ci sia una distesa facile, la bibliotecaria mi chiese perché quasi tutti ci ostinassimo a voler finire dei libri che non ci piacevano “visto che non li avete pagati potete riportarli anche il giorno dopo, non siete obbligati a finirli”

Diciannove minuti è un libro con cui l’affinità è iniziata lentamente e poi è cresciuta, il tempo del titolo sono i minuti impiegati dal protagonista per compiere una strage a scuola, nei ringraziamenti finali l’autrice dice infatti di essersi ispirata alla famosa strage di Columbine.

Mi è piaciuto, però non saprei se consigliarlo alcuni punti erano secondo me ripetitivi, inoltre all’ inizio il continuo salto presente e passato mi aveva confusa perché non era regolare, il passato diventava dall’ ora precedente a nel capitolo successivo tre anni prima.

Il ragazzo protagonista vittima di anni di bullismo, la sua amica di anima che si stacca da lui per poter essere accettata dal gruppo dei popolari, una madre assente che tardi vuol cercare di ricucire con la figlia, una madre forse troppo presente con un figlio perfetto con dei segreti e l’altro solamente normale,  che cerca di proteggere il figlio in un modo sbagliato ovvero lasciandolo in mezzo ai lupi che lo tormentano sperando che così impari a reagire e lo fa il  ragazzo, reagisce dopo l’ennesima provocazione entra a scuola armato e spara.

Il libro mette tra le pagine un’interrogativo, sono forse le madri a creare i mostri di violenza? Sono forse gli scherzi ripetuti e continui? Eppure ci sono ragazzi che vengono da famiglie disastrate con voglia di riscatto e molte altre volte gli scherzi finiscono in una grassa risata…

dal sito Ibs:

Sterling è una tranquilla cittadina americana dello New Hampshire dove non succede mai nulla, fino a quando accade l’impensabile: un ragazzo di diciassette anni, Peter Houghton compie una strage di studenti nel suo stesso college. Cerca a sua volta di uccidersi, ma la polizia riesce a impedirlo e lo arresta. Con il “mostro” sbattuto in prima pagina e in prigione, l’intera comunità – genitori, amici, fidanzati, conoscenti delle vittime – straziata, fatica a fare i conti con una realtà peggiore di un incubo: vite stroncate, altre storpiate, deturpate per sempre. Per ironia della sorte, tra i feriti c’è anche Josie Cormier, testimone chiave e figlia del giudice incaricata del processo. E fra i professori del college c’è il padre di Peter, che da bambino era amico di Josie. Ciascuna delle persone coinvolte tenta, fra passato e presente, di comprendere i perché di ciò che è successo in un dialogo a più voci intenso e spiazzante perché fa capire come la realtà sia perversamente complessa, come gli studenti modello possano rivelarsi degli aguzzini e come i mostri possano rivelarsi vittime disperate, in un’età in cui quanto è maggiore il bisogno di amore e comprensione, tanto minore è la capacità di mostrarlo, un’età in cui le insicurezze spingono al conformismo che non tollera diversità.