Esiste un tempo giusto?

Esiste un tempo giusto per tornare a sorridere dopo un lutto?

Non lo so, penso che sia tutto molto individuale.

In questi giorni qui in pianura sta tenendo banco la storia di due ragazzi grandi che escono, vanno a ballare con la benedizione delle figlie di lui  (figlie pluritrentenni) e molti commentano sdegnati “non è passato nemmeno un anno”

A mio parere se la sua famiglia non si pone problemi non vedo perchè dovrebbero farsene carico le persone estranee, lui ha vissuto la malattia della moglie a lungo (7 anni) gli ultimi anni erano chiari che non sarebbe guarita, lei gli diceva di preparare la lista delle cose da dare alle amiche come ricordo, hanno fatto insieme viaggi belli per vivere come coppia momenti che in gioventù non avevano modo di fare, penso da persona esterna che il lutto di lui sia iniziato già molto tempo prima che lei lo lasciasse e comunque il fatto di avere una persona a fianco con cui condividere una pizza non voglia dire che a lei non pensi più.

Lei era una donna che ti riempiva la vita, di risate di gioia, di chiacchiere, era una donna che ha lasciato molto silenzio.

La persona che è rimasta sola è lui, quello che si è trovato a riorganizzarsi la vita, quello che in gruppo di amici era quello scompagnato e quello da consolare, ora se lui sta bene ed è tornato a chiacchierare  non vedo nulla di male anche se di mesi ne fossero passati solo sei

11 pensieri riguardo “Esiste un tempo giusto?

  1. Che argomento delicato e insieme tosto, cara Agri. Parlo per esperienza personale (come, purtroppo, credo, arrivati a una certa età, ciascuno di noi): anche io penso che non ci sia un tempo giusto (e, aggiungerei, nemmeno un modo). Ci sono cose che, per quanto possiamo stare vicini a qualcuno, solo quel qualcuno sa. E il meglio che possiamo fare è dare loro ancora e ancora il nostro silenzio, ancora e ancora. Un abbraccio.

  2. Hai ragione ‘povna eppure quante persone si permettono di santificare, le stesse che prima quando passava gli dicevano “poverino” adesso mormorano “eh però così presto”
    Io queste cose non le sopporto, saranno ben cavoli suoi!?!

  3. mi trovi completamente d’accordo, il lutto che dovrebbe essere elaborazione del dolore personale, e come tale riguardare gli interessati, viene visto spesso dalla comunità come autopunizione obbligatoria… il lutto si elabora in tanti modi, talvolta uscire è proprio necessario per non uscir fuori di testa… ognuno ha la sua storia di dolore personale e non ci sono ricette generali.
    Al diavolo i criticoni…

  4. Esatto sicuramente lui aveva già elaborato tempo prima la sua perdita, era inevitabile, quella è l’ unica certezza che abbiamo tutti in fondo anche se può sembrare brutto dirlo, ma xchè non dovrebbe continuare a vivere lui che è ancora qui, si ama o si è amato meno x questo ? Se le è stato accanto fino alla fine nel suo cuore penso che la porterà con sè ogni secondo della sua vita.

  5. non c’è niente di male.
    la solitudine e il dolore sono brutte bestie da domre… se ci si riesce con un’altra persona che male c’è…
    purtroppo le malattie fanno in modo che il distacco cominci. si comincia un pò prima ad elaborare un lutto che verrà… e poi ognuno ha i suoi tempi per guarire…

    (non so perchè ti avevo persa)

  6. hai perfettamente ragione. è tutto così soggettivo, è facile giudicare, ma chissà lui come starà vivendo tutto, sicuramente il peggio è stato accompagnare la moglie in questi ultimi 7 anni di dolore…
    non sopporto chi arriva a facili giudizi.

  7. E’ vero che chi è al di fuori delle situazioni spesso giudica senza conoscere e parla senza sapere,
    però non mi stupisco più di tanto, perché è accaduto anche a me di rimanere un po’ meravigliata nel vedere un conoscente con la nuova compagna, solo un paio di mesi dopo la morte della moglie….
    E un discorso sul ‘giusto lasso di tempo’ l’avevo fatto al consorte, scherzosamente s’intende, qualche anno fa, in un periodo in cui avevo sofferto di una serie di malesseri persistenti.
    Se passo a miglior vita, gli avevo detto, rifatti pure una vita, ma lascia passare un congruo lasso di tempo… E quanto? mi aveva chiesto lui.
    Beh, un annetto…

  8. Scusa ma non si capisce bene, chi sarebbero questi ragazzi grandi con le figlie trentenni.. chi e’ uscito ..Il vedovo inconsolabile .. oppure i suoi due figli ?

    Ad ogni buon conto .. un anno mi sembra un tempo piu’ che ragionevole.. poi naturalmente ciascuno ha i propri tempi e le proprie sensibilita’… e poi ci sono anche gli amori insostituibili ed eterni .. ma quella e’ un’altra storia ancora.

    A che eta’ e’ rimasto vedovo sto qui…?

  9. Il tempo è giusto quando uno sente che è arrivato il tempo.
    Non c’è una scadenza, non sarà mai troppo presto o troppo tardi.
    Semplicemente arriva quel momento, e basta.
    Poi, la vita è già così breve e complicata, che se uno si sente di tornare a vivere, non vedo perché ci debba per forza essere chi si permette di giudicare. Ma questo, si sa, è il passatempo di chi ha tempo da perdere.

    Auguri carissima, a te e tutta la tua splendida Famiglia, che sia un anno veramente Buono!♥

  10. Non saprei dire se per gli altri un anno era il tempo giusto, per me lo era ed anche per il mio attuale consorte. Abbiamo reso pubblico il nostro legame quando eravamo abbastanza certi dei nostri sentimenti e quando i figli hanno dimostrato di accettarci vicendevolmente. Nessuno di noi due ha mai dimenticato la persona che ci ha lasciato ma il nuovo sentimento ci ha aiutato a tornare a credere che la vita ti offre anche una seconda possibilità. Credo che ognuno abbia la sua storia ed i propri tempi ed anche il sacrosanto diritto di essere felice!

    Auguri a tutti voi di un 2012 sereno e sorridente!

  11. se non dicono niente i figli penso che non ci sia nessun problema, però lascia un po’ sgomenti che il lutto debba avere un termine stabilito per vox populi, come lascia un po’ una strana sensazione vedere qualcuno che ha perso la persona cara trovare subito nuove amicizie/compagnie, dipende anche da come si era comportato con la moglie durante il matrimonio, a me piace pensare ad una vicina di casa inconsolabile che morto lui a 50 anni dichiarò subito che per lei l’amore per il marito era assoluto e non avrebbe trovato un altro uomo e così fu, mi rassicura sull’esistenza dell’amore e non del soddisfare un semplice bisogno di “compagnia”. Ciò senza voler dire male del caso che citi, di cui non so niente e non mi permetterei di criticare.

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